Articolo di Prova
Il Covid ha segnato un confine netto anche nel mondo del lavoro. C’era un prima e oggi viviamo in un dopo che ha cambiato abitudini, linguaggi e persino il modo di incontrarci.
Smart working, riunioni e colloqui attraverso uno schermo, intelligenza artificiale.
E poi le telefonate su WhatsApp, delle quali continuo sinceramente a non capire il vantaggio rispetto a una normale chiamata. Se qualcuno me lo spiega, gliene sarò grato.
Leggi tutto: Articolo di ProvaStrumenti comodi, spesso utili. Hanno ridotto distanze, tempi e spostamenti. Ma il prezzo pagato è una crescente spersonalizzazione dei rapporti.
Per una persona come me, abituata a dare valore alla mimica facciale, al tono della voce, al guardarsi negli occhi e alla stretta di mano che conclude un accordo, questo resta un limite difficile da superare.
Una riunione via web permette almeno di vedere persone che si trovano a centinaia di chilometri di distanza e restituisce una parvenza di umanità al confronto. Però manca qualcosa.
Quando chiudo una videochiamata raramente provo le stesse sensazioni, la stessa intensità o la stessa chiarezza che rimangono dopo un incontro di persona. Sullo schermo si ascoltano le parole, ma spesso si perdono le esitazioni, gli sguardi e quei piccoli gesti che dicono molto più di una frase preparata.
Forse sarò all’antica, ma continuo a pensare che certi rapporti di lavoro abbiano bisogno della presenza reale.

